È morto a 87 anni lo chef degli chef, Gualtiero Marchesi, dopo una carriera folgorante che ha visto gli albori già negli anni quaranta del secolo scorso, con mille iniziative in più di settanta anni di attività, dall’apertura del suo primo ristorante in via Bonvesin de la Riva sempre a Milano nel 1977, il primo italiano ad ottenere tre stelle Michelin nel 1985 (guida 1986), alla sua chiusura nel 1993 e contestuale inaugurazione del lussuoso ristorante Relais&Chateaux L’Albereta in Franciacorta, per arrivare nel 2008 all’apertura del ristorante «Teatro alla Scala – Il Marchesino», rinunciando al sub iudicio della guida Michelin e delle altre guide. Copiosi i premi e i riconoscimenti.  […]

Svariate anche le iniziative di carattere formativo e mediatico. Dalla fondazione nel 2004 dell’ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana con sede in Colorno (Parma), di cui è rettore fino al settembre 2017 per poi rivestire la carica di Presidente del Comitato Scientifico, alla creazione dell’Accademia e della Fondazione Gualtiero Marchesi nel 2010 per «diffondere il bello attraverso il gusto», dai programmi televisivi Il pranzo della domenica (Canale 5) e Piatti e Cocktail d’arte (Sky Arte), ai libri e al documentario sulla sua vita (Marchesi: The Great Italian), presentato al festival di Cannes pochi mesi prima della sua morte.

Come ad esempio nella pittura la vista permette la “trasmissione” fisica della Bellezza dall’opera d’arte a chi la osserva, così nella cucina, oltre alla vista, il gusto e l’olfatto permettono tale transfer tra il piatto preparato e chi lo osserva e lo degusta, mettendo in campo addirittura più sensi rispetto alla pittura. L’arte culinaria, in quanto modalità di espressione creativa, produce ouput alimentari essi stessi opere d’arte ovvero rese tali grazie all’intervento dell’artista (lo chef), anche se poi effimere, in quanto destinate a nutrire gli esseri umani.

La cucina che attua e di cui parla Marchesi è un atto di Amore, nasce dall’esigenza di ricercare e trasmettere Amore, il Buono non è buono solo in quanto percepito tale dal senso del gusto e da quello dell’olfatto, bensì in quanto ha in se stesso un messaggio subliminale di Bellezza.

Non da ultimo c’è quello della salvaguardia delle tipicità territoriali, l’artista-chef ha la grande responsabilità di tutelare sapori che connotano territori nella loro storia millenaria, ricercando senz’altro nuove evoluzioni e possibilità, ma preservando il patrimonio culturale, eventualmente reinterpretandolo in chiave moderna alla luce dei progressi sociali culturali, anche attraverso link e ponti con espressioni culinarie di altri territori, senza però mai contaminarne l’identità. Gualtiero Marchesi dà un grande contributo in tal senso, la sua eredità culturale è ancora tutta da decodificare e sviluppare, è un grande precursore, un teorizzatore artistico che ha posto le basi per una nuova era dell’arte culinaria.

[Fonte: Artribune. Estratto da: http://bit.ly/2mc6YDU]