Stava così nascendo il mito del cioccolato Caffarel.
A Pier Paul successero il figlio Isidore ed il nipote Ernesto Alberto Caffarel, che incontrò un altro rinomato artigiano del cioccolato, Michele Prochet: la sua cioccolateria Prochet Gay & C. si fuse con la Caffarel Padre e Figlio dando vita alla Caffarel-Prochet.
Qualche anno più tardi Prochet, impastando cacao e zucchero con nocciole “Tonda Gentile delle Langhe” macinate, creò un nuovo tipo di impasto di cioccolato e nel 1865, avviò la produzione di un cioccolatino speciale dalla forma tipica che chiamò «givo», in piemontese "mozzicone di sigaro". Durante la festa di carnevale, Caffarel attraverso la maschera di Gianduja regalò alla folla assiepata sotto il suo carro i nuovi cioccolatini ed è allora che il givo cambiò nome e divenne «Gianduiotto».
